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“L’acqua: simbolo di trasparenza, origine della vita. L’essenza che si fa materia. Cruda, naturale, senza filtri.”
Giuliano Baldessari nasce a Trento nel 1977.
Terminati gli studi al centro di formazione di Levico Terme si fa le ossa fra “Hotel Posta” e “Cavallino Bianco” a Ortisei e Bolzano, al “Miramonti” e “Grand Hotel” a Cortina D’Ampezzo, presso i “Ristoranti Villa D’Este” Cernobbio (CO), per poi arrivare a girare il mondo sulle navi da crociera.
Tornato in Italia fa per più di due anni lo chef de partie da Aimo e Nadia a Milano, per poi trasferirsi in Francia e fare due stagioni alla corte di Marc Veyrat come demi chef de partie prima all’Auberge de L’Eridan ad Annecy e successivamente a “La Ferme de mon Père», di Mègeve. È proprio in Francia che Baldessari incontra Massimiliano Alajmo, che lo porterà come sous-chef alle Calandre nel 2003. Dal maggio di quell’anno e per 10 anni Baldessari è il braccio destro di Alajmo, che diventa il suo maestro, oltre che amico.
Nell’estate del 2013 Baldessari decide di tentare la grande avventura e di aprire un locale tutto suo. Aqua Crua nasce dall’incontro fortuito fra Francesco Dal Toso e Giuliano Baldessari. Dall’incrocio delle idee e dei sogni dei due nasce l’idea di trasformare un vecchio stabile in centro a Barbarano Vicentino in qualcosa di più di un semplice ristorante di paese. Entrambi vogliono creare qualcosa di unico per il panorama cittadino, qualcosa di speciale, che metta assieme le idee e la filosofia dell’uno e l’organizzazione e l’imprenditorialità dell’altro. Un progetto durato due anni, fatto di sacrifici, idee, confronti. Un percorso che ha portato all’apertura di Aqua Crua.

Dice di sè Giuliano: “Da piccolo ho capito che la cucina è il vero cuore della casa. Attorno a quel tavolo mio padre mi parlava ogni sera, mentre mia madre cucinava silenziosa. Probabilmente è nato allora Aqua Crua, è partita da lì l’idea della cucina in sala, senza barriere. Nessun palcoscenico, nessun teatro, nessuna rappresentazione. Semplicemente il piacere di sedersi a tavola e di celebrare un rito antico quanto l’uomo.”